Il Riflesso Olistico: la violenza del “Come stai?”

Siamo abituati a vedere ogni giorno scene di violenza in televisione, immagini di guerra, di morte, di sangue misto alla polvere dei palazzi bombardati.

La violenza, l’aggressività sono un linguaggio molto comune per noi; forse perchè ricordano da lontano le emozioni della rabbia e della paura, emozioni che provavamo molto spesso quando vivevamo immersi nella Natura.

Anche se non impugniamo un ‘arma possiamo ferire.
Basta uno sguardo, bastano 3 sillabe messi lì a casaccio.

“Come stai?”

La domanda più violenta sulla faccia della Terra.
Violenta perchè è sempre inaspettatamente scandita dalle battute della recita che parte appena (ri)vediamo una persona, un conoscente.

Una frase così ricca e profonda è diventata solo la prosecuzione di un “Ciao“.
Una frase così arricchente, che scava nelle viscere della nostra anima, è diventata una forma del galateo.

“Come stai?” presuppone un incontro sincero non educato, vero non fittizio, dove due persone si mettono a nudo e si donano il tempo dell’Ascolto .
“Come stai?” richiede almeno 2 ore di tempo per raccontarsi, aprirsi e dividersi, ascoltare e parlare, dialogare senza doppi giochi.

Una domanda così potente e delicata non può essere sbiascicata all’entrata di un bar, davanti a decine di sconosciuti, senza neanche ascoltare la risposta più comune:
un “Bene dai” detto con un ghigno sofferente e, raramente con un sorriso aperto.

Quando ti chiederanno
“Come stai?” permettiti di rispondere con un’altra domanda
“Hai 2 ore di tempo per ascoltare la mia risposta?”
Se ti risponderanno con una espressione attonita, contornata dal silenzio inebetito, non rispondere a questa domanda, perchè non esiste, non esiste nella sua vera forma, quella aulica ed elevata, quella viscerale e profonda.

Alla violenza non hai altro modo di rispondere se non con la Pace, quella Interiore! Sempre!
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